IL RITORNO ALLA TERRA

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RITORNO ALLA TERRA

Per decenni, cambiare lavoro a Fabriano voleva dire cambiare fabbrica.
Dopo la fase iniziale dell’industrializzazione – in cui i lavoratori dividevano il proprio tempo fra l’attività agricola e la fabbrica Merloni – la figura del “metalmezzadro” era andata via via scomparendo.
Con l’espansione della Merloni e la nascita di altre aziende, lo sviluppo di un indotto ampio, ricco e operoso portò con sé un mercato del lavoro altrettanto dinamico, in cui gli operai potevano scegliere di circolare quasi liberamente, andando a colmare necessità occupazionali che seguivano flussi di produzione ordinari e straordinari.
Attraverso agenzie interinali o di propria iniziativa, un operaio poteva lavorare con contratti a termine, in diversi stabilimenti e con diversi ruoli. I contratti si susseguivano con una soluzione di continuità che di fatto permetteva di avere un reddito stabile, nonostante il cambiamento periodico.
Ma dal 2008 in poi, la crisi della produzione è diventata crisi dell’occupazione: le agenzie interinali hanno portato contratti sporadici, con lunghi intervalli di tempo fra la fine di un lavoro e l’inizio di un altro. Poco a poco, queste agenzie hanno addirittura lasciato il Fabrianese, visto il crollo della domanda.
Per chi è rimasto – gli operai senza un posto fisso, quelli in cassa integrazione o in mobilità – è subentrata la necessità di trovare soluzioni alternative. Ma non tutti ci riescono: le statistiche dimostrano che il tasso di apertura di startup è inferiore alla media nazionale, mentre altre attività imprenditoriali – ad esempio il commercio – languono.

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Manca, forse, la mentalità, in questo territorio abituato alla presenza di opportunità di lavoro dipendente.

Clamorosamente, manca la soluzione che potrebbe essere scolpita nel DNA delle persone: il ritorno alla terra, da dove erano venuti padri e nonni.

Qualcuno però ci ha pensato: Dante Balducci, ex operaio, ha avviato una piccola azienda agricola che produce lavanda biologica. Un cambiamento importante, che sta dando non solo risultati economici, ma anche (e forse soprattutto) personali. Una nuova vita, basata su ritmi diversi, e su una nuova organizzazione familiare. Il ritorno alla terra è possibile – ed è una possibile soluzione alla fine del sogno industriale.

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