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COME UN TERREMOTO

Dall’occupazione totale ad una disoccupazione che si attesta al 25%: l’effetto delle politiche industriali dei Merloni sulla città di Fabriano è paragonabile ad un terremoto.

Negli anni d’oro in cui la Merloni rappresentava il fiore all’occhiello dell’industria italiana – dagli anni ’70 al 2000 – il benessere regnava in tutto il territorio, grazie anche ad un indotto fiorente. La città di Fabriano era opulenta e serena, abituata al benessere ed ai privilegi merloniani: mutui agevolati, scuole di specializzazione, lavoro sicuro.

Seguendo i princìpi del fondatore Aristide, il lavoro era stato “portato a casa degli operai”: all’inizio, negli anni ’30 del 900, l’apertura della fabbrica di bilance si era innestata su un territorio a vocazione agricola. Gli operai che lavoravano per Aristide Merloni continuavano a portare avanti orti e vigne, creando uno strano ibrido professionale che fu definito metal-mezzadro. L’integrazione fra i due ambiti lavorativi così diversi – fabbrica e terra – fu resa possibile dalle dimensioni ridotte dell’azienda e soprattutto dalla volontà del capostipite, per il quale gli operai contavano più di ogni altra cosa.

La rivoluzione industriale marchigiana prese sempre più piede, grazie anche al contributo di Enrico Mattei che nel 1954 convinse Aristide ad avviare la produzione di bombole a gas. Il passaggio agli elettrodomestici avvenne di lì a breve, nel 1960, con l’apertura della Ariston: un nome semplice, che significa “eccellente” in greco antico ed ha la stessa radice del nome del fondatore.

UN PO' DI STORIA

Fondata nel 1930 come officina di bilance, l’azienda di Aristide divenne negli anni ’50 la prima azienda italiana nella produzione di strumenti di pesa, ricoprendo il 40% del mercato nazionale.

Alla scomparsa del fondatore, nel 1975, la Merloni era un fiore all’occhiello dell’industria italiana, con un fatturato di circa 50 miliardi e circa 3000 dipendenti.

I tre figli di Aristide, Vittorio, Francesco e Antonio, la suddivisero in tre aziende sorelle: Merloni Elettrodomestici, Merloni Termosanitari e Antonio Merloni S.p.A. (Ardo) – tre entità che continuarono a primeggiare con maestria e competenza fino alla metà degli anni 2000.

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ARDO

Era stata creata nel 1968: all’apice del suo successo, intorno al 2000, era leader nella produzione di bombole per il gas e di elettrodomestici, con un fatturato di 847 milioni di euro ed oltre 5.000 dipendenti fra Marche, Umbria, Europa, Nord America e Australia.

Fu la prima azienda del gruppo a sentire la crisi: nel 2008 dovette affrontare la chiusura di due stabilimenti e il procedimento di amministrazione straordinaria, per poi arrivare all’accordo di salvataggio e reindustrializzazione del 2010 (fonte: Accordo_Programma_Merloni_firmato_19_03_2010).

Nel 2011 l’imprenditore Porcarelli con la sua J.P. Industries acquistò l’intero perimetro industriale, riassumendo solo 700 dei 2300 lavoratori iniziali.

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MERLONI ELETTRODOMESTICI

Creata nel 1975, ha avuto una crescita importante, acquisendo negli anni importanti marchi – fra cui l’italiana Indesit, Hotpoint (UK), Sholtès (Francia), Stinol (Russia). La Merloni Elettrodomestici è diventata Indesit Company nel 2005; dopo pochi anni, inevitabilmente, la crisi finanziaria ha fatto sentire il suo impatto sul gruppo: nel 2009, i ricavi hanno registrato -17%.

Il 2012, è stato chiuso con 2,8 miliardi di euro di ricavi (+2,1%), con un utile netto da 62,3 milioni di euro in crescita del 5,9%. Un risultato solo apparentemente positivo: in realtà la società si è sostenuta puntando sul mercato russo e su quello britannico, ma il bilancio positivo deriva quasi esclusivamente dall’effetto dei cambi: a tassi costanti, Indesit era, in realtà, in perdita (fonte: Panorama, 12/4/2013)

Non a caso a gennaio 2014 arriva l’accordo siglato con sindacati e MISE con cui si prevedono due anni di cassa integrazione straordinaria per gli operai e contratti di solidarietà per gli impiegati (fonte: Il Resto del Carlino). A luglio dello stesso anno, arriva l’accordo con la statunitense Whirlpool per la vendita di oltre il 60% della proprietà.

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MERLONI TERMOSANITARI

Ad oggi, è l’unica delle tre sorelle ancora in attività; nel 2009 ha cambiato denominazione, in Ariston Thermo SpA.  Negli anni ha attuato una delocalizzazione selvaggia portando via dalle Marche oltre l’85% della produzione: i 6.600 dipendenti sono dislocati su 33 diversi paesi.

Nel 2015 il gruppo ha raggiunto un fatturato di 1,34 miliardi di Euro, grazie alla commercializzazione di oltre 7,2 milioni di prodotti all’anno in oltre 150 nazioni.

Gli affari non vanno male – ma a Fabriano è rimasto ben poco.

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