LA CADUTA DI MERLONIA

#deindustrializzazione


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CHI PENSAVA CHE IL MONDO SAREBBE CAMBIATO COSÌ IN FRETTA?

Dalle 10mila lavatrici al giorno sfornate negli anni ’80 e ’90 alla sfilata interminabile di capannoni chiusi che accoglie oggi chi visita le zone industriali del Fabrianese. Un’ascesa che sembrava inarrestabile si è scontrata con l’indebolimento di banche, finanziamenti e consumi, dal 2008 in poi – la mancanza di investimenti, innovazione, ricerca e sviluppo ha fatto il resto.

In pochi a Fabriano avevano percepito il rischio, ma gli effetti della crisi sono stati importanti da subito.

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Le aziende dell’indotto non vengono risparmiate. In un ecosistema coeso e strutturato come quello del Fabrianese, la riduzione delle attività produttive delle aziende capofila scatena un effetto domino pericoloso: la zona industriale diventa una carrellata di capannoni occupati dai lavoratori, poi svuotati e abbandonati.

Riduzione drastica degli straordinari, cassa integrazione, diminuzione dei posti di lavoro: questo lo scenario sul territorio. Nelle famiglie il doppio stipendio non c’è più, ma rimangono mutui e rate. Gli accordi siglati da Whirlpool con le parti sociali a luglio2015 impongono di congelare gli esuberi di 2060 lavoratori (sul territorio nazionale) per tutta la durata dell’attuale piano industriale, ovvero il 2018 – una scadenza dietro l’angolo per molte famiglie di Fabriano.

Ha inizio quindi la modifica dei comportamenti di acquisto, con una drastica riduzione dei consumi.

Merlonia è in caduta libera: un processo di impoverimento progressivo che riguarda non soltanto i redditi ma anche le opportunità e l’offerta merceologica dell’intera città.

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